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Cultura
Con-Vivere Festival: da Carrara al mondo Globale
Scritto da Redazione    Martedì 08 Settembre 2015 16:47    PDF Stampa E-mail
Notizie - Cultura

Remo_BodeiContinua lo speciale "Aspettando Convivere Festival" con le pillole radiofonice in onda ogni mattina alle 11.30 sulle nostre frequenze.

Vi riproponiamo qui l'intervista al Professor Remo Bodei, il direttore scientifico di Convivere Festival, che racconta ai nostri microfoni il percorso che propone quest'anno il festival e il tema della sua conferenza sulle capacità dell'uomo di trasformare le materie prime negli strumenti che hanno permesso il nostro sviluppo; per avere uno sguardo più ampio sugli appuntamenti culturali, ascolteremo l'intervista a Emanuela Mazzi, coordinatrice del Festival.


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Scarica questo file (emanuela mazzi.MP3)Intervista a Emanuela MazziAscolta e condividi2189 Kb
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Dieci anni di Convivere Festival
Scritto da Redazione    Lunedì 07 Settembre 2015 15:56    PDF Stampa E-mail
Notizie - Cultura

palloncini_convivereMancano pochi giorni alla partenza della decima edizione di Convivere Festival, il festival organizzato dalla Fondazione CRC, in programma a Carrara dall’11 al 13 settembre.

Nella X edizione, si riflette sul futuro del pianeta, dalla globalizzazione all’integrazione, dalla sostenibilità ambientale all’emergenza climatica. Tre giorni con ospiti prestigiosi, conferenze, proiezioni cinematografiche, musica, e appuntamenti gastronomici.

Dopo un lungo viaggio iniziato nel 2006 e che ha attraversato quasi tutti i continenti, la decima edizione del festival ideato e organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, affronta quest’anno il con-vivere nella sua portata globale, andando oltre i confini politici, per una riflessione sul presente e il futuro del nostro pianeta. Da qui il titolo dell’edizione 2015: Terra. Uno sguardo al mondo globale che si svolgerà a Carrara da venerdì 11 a domenica 13 settembre. Come dieci anni fa il festival aprirà con l’intervento di Gad Lerner: una presenza questa, che oltre a essere un piacevole ritorno, vuole simbolicamente invitare a fare il punto sul tema del confronto interculturale: a distanza di dieci edizioni cosa è cambiato?

Abbiamo fatto questa domanda anche ad Alberto Pincione, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, e a Giovanna Bernardini, assessore alla cultura del comune di Carrara, e potete ascoltare le risposte nelle interviste che trovate di seguito.


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Scarica questo file (bernardini.MP3)Giovanna BernardiniAscolta e condividi2377 Kb
Scarica questo file (pincione.MP3)Alberto PincioneAscolta e condividi682 Kb
 
"Mamafrica", un documentario sulla vita di Mamadama Camara
Scritto da Redazione    Mercoledì 29 Luglio 2015 19:51    PDF Stampa E-mail
Notizie - Cultura

mamadara_camaraAl Mama Africa Meeting intervistiamo Andrea Rovelli e Roberta Imberti, due registi e attivisti della comunicazione, come lo stesso Andrea si è definito, che fanno parte del collettivo Guembarana, nato nel 2008 che raggruppa i lavori con tema Africa di diversi videomaker che da più di dieci anni raccontano questo paese e le sue abitudini, parlando, attraverso il cinema e le immagini, di problematiche molto attuali, come la parità di genere e il razzismo, che toccano tanto la società africana quanto la nostra. 

Sabato 1 agosto
sarà proiettato parte del documentario "MamAfrica",
uno dei progetti di Guembarana, che nasce dall'incontro di Andrea e Roberta con Mamadama Camara, una danzatrice guineana che ha fatto la storia della danza e della cultura africana. Mamadama Camara è MamAfrica

Questo progetto è’ il frutto di un lungo lavoro di relazioni tessute negli anni che ha portato i due registi a vivere a Conakry, la capitale della Repubblica di Guinea, per seguire la quotidianità familiare di Mamadama Camara, ex componente de Les Ballets Africains.

Un rarissimo documento dall’interno della profondità delle tradizioni africane, gelosamente custodite dalla notte dei tempi e tramandate oralmente dai Griot, unici depositari della storia dell’Africa. Attraverso la quotidianità di Mme Mamadama Camara emerge la cultura e la tradizione di un intero popolo che trova nell’arte e nella tradizione la speranza in un domani migliore.

La storia è arricchita dall’amichevole partecipazione di mumerosi artisti provenienti dalle diverse parti dell’ Africa che nel corso della propria storia hanno lavorato o si sono ispirati a Mme Mamadama Camara, come Famoudou konaté, Sourakhata Dioubate, Naby Eco Camara, Sekou Sano e Les Merveilles de Guinée.

E' disponibile un trailer del film all'indirizzo: https://vimeo.com/101813667

Di seguito le interviste ad Andrea e Roberta.


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Scarica questo file (INTERVISTA rovelli-imberti.MP3)Intervista a Andrea Rovelli e Roberta ImbertiAscolta e condividi3525 Kb
 
[Lunatica Festival] Intervista a Renato Sarti
Scritto da Redazione    Martedì 21 Luglio 2015 15:39    PDF Stampa E-mail
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mai_morti_storti_sarti_teatro_della_cooperativaIntervista a Renato Sarti, autore e il regista del monologo "Mai Morti", interpretato sul palco da Bebo Storti.

Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un uomo mai pentito, per riflettere su quanto – in Italia – razzismo, nazionalismo e xenofobia siano ancora difficili da estirpare.
È affidato a Bebo Storti il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle “belle imprese” del ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados, extracomunitari, zingari e drogati. Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana, e al magma inquietante del pianeta fascista il personaggio guarda con delirante nostalgia. Durante una notte milanese dei nostri giorni il protagonista si abbandona a ricordi sacri, lontani, cari. Evoca il bell’agire della Ettore Muti, banda fascista che Mussolini elevò a legione autonoma che rimarrà tragicamente nella memoria della città per la ferocia delle torture praticate a centinaia di antifascisti. Rivive la strage della comunità copta di Debrà Libanos, a novanta chilometri da Addis Abeba, dove nel 1937 il viceré Rodolfo Graziani e il generale Maletti Pietro Senior si resero protagonisti dell’eccidio di 2000 fra fedeli e diaconi. Accenna all’uso indiscriminato e massiccio dei gas da parte dell’esercito italiano in Africa contro le popolazioni civili. E ancora rievoca le più orribili imprese portate a termine dalla Decima Mas nel Canavese e in Friuli nel 1944. Anche il passato più prossimo, e il nostro presente, animano i suoi sogni a occhi aperti: dalla Milano incandescente del 1969 quando “ai funerali di Piazza Fontana si doveva fare il gran botto finale. (…) Allora si che si riusciva a scaraventare anarchici tranquillamente dalla finestra, raccontare frottole a destra e a manca e farla comunque sempre franca” fino ai fatti agghiaccianti del G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani.
Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l’avesse mai appreso, che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere.

Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un uomo mai pentito, per riflettere su quanto – in Italia – razzismo, nazionalismo e xenofobia siano ancora difficili da estirpare.

È affidato a Bebo Storti il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle “belle imprese” del ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados, extracomunitari, zingari e drogati. Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana, e al magma inquietante del pianeta fascista il personaggio guarda con delirante nostalgia. Durante una notte milanese dei nostri giorni il protagonista si abbandona a ricordi sacri, lontani, cari. Evoca il bell’agire della Ettore Muti, banda fascista che Mussolini elevò a legione autonoma che rimarrà tragicamente nella memoria della città per la ferocia delle torture praticate a centinaia di antifascisti. Rivive la strage della comunità copta di Debrà Libanos, a novanta chilometri da Addis Abeba, dove nel 1937 il viceré Rodolfo Graziani e il generale Maletti Pietro Senior si resero protagonisti dell’eccidio di 2000 fra fedeli e diaconi. Accenna all’uso indiscriminato e massiccio dei gas da parte dell’esercito italiano in Africa contro le popolazioni civili. E ancora rievoca le più orribili imprese portate a termine dalla Decima Mas nel Canavese e in Friuli nel 1944. Anche il passato più prossimo, e il nostro presente, animano i suoi sogni a occhi aperti: dalla Milano incandescente del 1969 quando “ai funerali di Piazza Fontana si doveva fare il gran botto finale. (…) Allora si che si riusciva a scaraventare anarchici tranquillamente dalla finestra, raccontare frottole a destra e a manca e farla comunque sempre franca” fino ai fatti agghiaccianti del G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani.

Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l’avesse mai appreso, che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere.

Mai Morti sarà in scena mercoledì 29 luglio a Forno (Massa) alle ore 21.30

 


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[Lunatica Festival] Laura Curino porta in scena "Scintille"
Scritto da Redazione    Lunedì 20 Luglio 2015 17:39    PDF Stampa E-mail
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DLaura-Curino-scintilleallo speciale radiofonico "Aspettando Lunatica Festival", vi riproponiamo l'intervista a Laura Curino, che sarà in scena venerdì 24 luglio alla Filanda di Forno (Massa) con lo spettacolo "Scintille", con i testi e la regia di Laura Sicignano.

New York, sabato 25 marzo 1911, ore 16 e 40: manca un quarto d'ora alla chiusura della fabbrica Triangle Waistshirt Company, produttrice di camicette. Sono al lavoro circa 600 persone, per lo più donne giovanissime. La maggior parte sa a malapena l'inglese: sono immigrate italiane o dall'Europa dell'Est e rappresentano il principale sostegno economico per le loro famiglie. Laura Curino rievoca questa giornata dal punto di vista delle protagoniste, una madre e due figlie, emigrate dall'Italia in cerca di fortuna.

Una scintilla. Forse è scaturita da una delle fioche lampade a gas che illuminano le file di cucitrici, chine sulle loro macchine. In un attimo, all'Ottavo piano del grattacielo che ospita la fabbrica, prendono fuoco le camicette appese sopra le teste delle lavoratrici, gli avanzi di tessuto ammucchiati in enormi cumuli negli stanzoni, i rocchetti di filo.

Non esiste un'adeguata protezione antincendio. Il fuoco impedisce di fuggire. C'è solo una scala d'emergenza, che subito crolla sotto al peso delle operaie. Le porte sono sbarrate: le hanno chiuse i proprietari della fabbrica, per impedire che le lavoratrici escano prima dell'orario stabilito. La tragedia si svolge in 18 minuti: 146 morti, quasi tutte ragazze. Le operaie dell'Ottavo, Nono e Decimo piano sono imprigionate dalle fiamme.

Negli anni precedenti le operaie avevano tentato inutilmente di ottenere migliori condizioni di lavoro e di sicurezza. Seguiranno una serie di processi, da cui i proprietari della fabbrica usciranno praticamente impuniti. Ma la scintilla della protesta si è sprigionata da questa terribile vicenda, che diventerà uno dei precedenti storici per la Festa della Donna. Molti altri episodi hanno concorso a dar vita all'8 marzo: è certo che se anche fosse anche falso il collegamento storico, non c' è episodio nella storia delle donne più adatto a segnare un punto di svolta.

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